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Psicologa|Psicoterapeuta

L’EMPATIA: IL SUPERPOTERE DEGLI ESSERI UMANI

Data: 28/07/2017 | News

Il termine empatia deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro” ed indica la capacità di “mettersi nei panni dell’altro”, di immedesimarsi con gli stati d’animo e con i pensieri delle altre persone, sulla base della comprensione dei loro segnali emozionali, dell’assunzione della loro prospettiva soggettiva e della condivisione dei loro sentimenti (Bonino, 1994).

L’empatia è un’abilità sociale di fondamentale importanza e rappresenta uno degli strumenti di base di una comunicazione interpersonale efficace. Grazie ad essa si può non solo afferrare il senso di ciò che asserisce l’interlocutore, ma si coglie anche il significato più recondito psico-emotivo. Questo ci consente di espandere la valenza del messaggio, cogliendone elementi che spesso vanno al là del contenuto semantico della frase, esplicitandone la metacomunicazione, cioè quella parte veramente significativa del messaggio, espressa dal linguaggio del corpo, che è possibile decodificare proprio grazie all’ascolto empatico. L’uomo ha sviluppato, più di tutti gli altri animali, la capacità di partecipare ai sentimenti altrui al punto da poter decifrare e perfino anticipare i pensieri e i comportamenti di chi ha di fronte.

A livello neurobiologico, la comprensione della mente e dei vissuti dell’altro è sostenuta da una particolare classe di neuroni, definiti neuroni specchio (scoperti da Giacomo Rizzolatti): partecipare come testimoni ad azioni, sensazioni ed emozioni di altri individui attiva le stesse aree cerebrali di norma coinvolte nello svolgimento in prima persona delle stesse azioni e nella percezione delle stesse sensazioni ed emozioni (Gallese, 2005).

Ricerche recenti internazionali, effettuate su 89mila persone, indicano, inoltre, che saper leggere pensieri ed emozioni negli occhi delle persone è anche una questione di Dna: sono state scoperte alcune varianti genetiche localizzate sul cromosoma 3 che sono associate a maggiore intuito ed empatia nelle donne rispetto agli uomini.

Il deficit di empatia fa vivere, al soggetto che ne soffre, una condizione di deprivazione emotiva e di difficoltà relazionali. Si riscontra in persone cresciute in situazioni compromesse emotivamente. I disturbi di personalità del cluster B, caratterizzati da tratti di drammaticità e impulsività, comportano una alterazione delle relazioni interpersonali e una disregolazione emotiva, che può, almeno in parte, essere ricondotta ad un deficit a livello empatico. Psicopatici, sociopatici e criminalihanno disturbi gravi dal punto di visto empatico, non “sentono” l’altro, non comprendono le conseguenze in termini di sofferenza delle proprie azioni. Anche i narcisistisi specchiano” costantemente, vogliono gli altri pronti ai loro bisogni, ma non sanno essere reciproci in questo processo.

Per concludere è evidente come l’empatiapossa essere considerata non solo come una forma di conoscenza, ma anche come un processo cognitivo, un’abilità che può essere praticata, allenata, e in cui si può diventare esperti. Riuscire a decidere in maniera flessibile quando, come e quanto attivare il sentimento empatico, a seconda delle situazioni e della persona o del contesto sociale in cui interagiamo ci renderebbe in grado di evitare di ricadere nei due estremi di assenza o eccesso di empatia, che può a sua volta travolgere il soggetto, rendendolo non più capace di aiutare gli altri.


Tags: empatia

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